La magia del Fiano di Avellino DOCG

il July 24, 2019

Fiano di Avellino DOCG

Quanti vini bianchi italiani conoscete in grado di conciliare così tanti elementi come il Fiano di Avellino? Non è un caso se a questo vino, fin dal 2003 è stata riconosciuta la DOCG per delimitare la zona di origine e indicare le norme di produzione. Ma a parte questo, è indubbio che il Fiano di Avellino sia uno dei vini bianchi migliori della nostra penisola.

Terreni misti, argillosi, calcarei, vulcanici, altitudini, forti escursioni termiche da luglio a settembre e severe norme di produzione preservano le peculiarità di questo vino unico, molto noto agli appassionati in Italia e all’estero.

Il Fiano di Avellino è un vino bianco DOCG che viene prodotto nell’altopiano verde dell’Irpinia, regione montuosa dell’entroterra campano dai paesaggi mozzafiato e dalla storia antica.

Scopriamo insieme le caratteristiche, la storia e le zone di produzione di questo vino straordinario.

 

Fiano di Avellino DOCG: la denominazione

La denominazione di Fiano di Avellino DOCG è riservata ai soli vini prodotti nella regione designata, da uve Fiano all’85% minimo. La denominazione di origine controllata e garantita, ottenuta nel 2003, può essere o meno accompagnata dalla tradizionale menzione “Apianum”, che identifica il nome originario del vitigno.

 

Vitigno Fiano: cenni storici

Il fiano è un vitigno molto antico: si narra che furono i Greci a importarlo in Italia dove, sui colli dell’Irpinia, il fiano si è acclimatato e si esprime al meglio.

Lapio, comune posizionato nel cuore della provincia di Avellino e noto come il primo insediamento per questa uva, probabilmente proprio al vino deve il suo nome: il nome latino del vitigno fiano era infatti “Vitis Apicia” o “Apina”, per la sua caratteristica di attirare le api grazie al dolce profumo delle sue uve. Da qui, le evoluzioni linguistiche avrebbero successivamente trasformato il nome da “Apianum” in “Afianum” e quindi in Fiano.

Apprezzato già da Federico II di Svevia e Carlo d’Angiò, il Fiano era in origine un vino frizzante e dolce, che solo in seguito si è trasformato nella più pregiata variante secca che oggi conosciamo, e che già nel 78 gli ha permesso di ottenere la prima denominazione di origine controllata (DOC).

 

Le caratteristiche organolettiche del Fiano DOCG

Il Fiano di Avellino DOCG si presenta come un vino secco, di colore giallo paglierino, gradevole e intenso all’olfatto, dal sapore fresco, strutturato e ricco.

All’assaggio si presenta caldo ma al contempo acido, un’acidità che lo rende adatto all’invecchiamento. Lunghi affinamenti in bottiglia permettono una bella evoluzione, fino a rendere il vino equilibrato, complesso all’olfatto e al gusto.

Queste caratteristiche lo rendono perfetto da abbinare a piatti di pesce dal sapore intenso, come fritture e crostacei, la cui dolcezza viene smorzata proprio dalla caratteristica acidità del Fiano.

 

Fiano di Avellino DOCG: le zone di produzione

Il Fiano di Avellino DOCG si produce in 4 distinte zone dell’Irpinia, che si differenziano in base ad alcuni elementi:

  • composizione del terreno
  • esposizione al sole
  • altimetria

Lapio, paese d’origine del Fiano di Avellino, produce un vino molto strutturato, acido e minerale, qui abbiamo spesso terreni vulcanici che si alternano a suoli argillosi.

La zona di Summonte, caratterizzata da terreni difficili, genera vini di grande potenza, molto concentrati, che si distinguono per le loro note fruttate.

La collina di Montefredane è nota per dare alla luce un Fiano molto longevo: la presenza di argilla nei suoli della collina preserva le uve dai periodi di siccità, consentendo una maturazione regolare dell’uva che garantisce una buona acidità fissa, vini più timidi in gioventù ma con un grande potenziale di invecchiamento.

Infine, la fascia collinare ad Est di Avellino comprende molti comuni vocati alla produzione di Fiano, che qui, grazie anche alla presenza di sabbia, abbiamo vini più leggeri, ma con un ampio spettro aromatico.

Letture consigliate: “Fiano Terra” Viaggio nei territori del Fiano di Avellino di Alessio Pietrobattista - Edizioni Estemporanee

 

Le cantine che producono Fiano di Avellino DOCG

Sono tantissime le cantine, disseminate su tutto il territorio irpino, che producono Fiano di Avellino DOCG: su Si Wine trovi un’ampia selezione di cantine che hanno il Fiano tra i loro vini di punta.

Per citarne solo alcune: Villa Raiano, Colli di Castelfranci, Donnachiara, I Favati, Ventittrè Filari, Di Meo, Villa Diamante, Pietracupa, Cantina del Barone, Rocca del Principe, Traerte, Ciro Picariello e Guido Marsella. Spesso si tratta anche di produzioni biologiche, ma in ogni caso si tratta di aziende che lavorano nel pieno rispetto della loro terra.

Perché hanno la consapevolezza che si tratta della “loro terra” dove vivono insieme alle proprie famiglie e dove gestire una azienda agricola è un lavoro di impegno e passione. Qui inoltre vi garantisco c’è una forte presenza di “nuova generazione” che approfondendo con studi specifici, (complice l'iniziativa di insediare un corso di laurea ad Avellino dell'Ateneo di Agraria nel ramo di viticoltura ed enologia) è pronta a mettere in campo energie nuove senza tralasciare gli insegnamenti di famiglia.

Assaggiali tutti e scoprirai qual è il tuo preferito!

 

I vitigni consentiti e le norme di produzione

Per rispettare il disciplinare della DOCG, il Fiano di Avellino è soggetto a rigorose norme di produzione. Per quanto riguarda le uve impiegate, il Fiano di Avellino deve essere prodotto con minimo l’85% di uve fiano.

Altri vitigni consentiti, fino ad un massimo del 15%, sono:

Per quanto riguarda le norme di produzione, oltre alla natura dei terreni, che devono essere collinari, ricchi di argilla ed esposti a forti escursioni termiche, bisogna rispettare altri requisiti minimi, come:

  • la gradazione alcolica, che non deve essere inferiore a 11,5% vol.
  • la produzione massima di uva, che non deve superare le 10 tonnellate con una resa non superiore al 70%
  • il numero di nuovi ceppi, non inferiore a 2500 per ettaro
  • la zona di impianto, che esclude i vigneti di fondovalle umidi e non soleggiati
  • la forma di allevamento, che deve essere verticale

Inoltre, ogni pratica di forzatura è vietata e tutte le operazioni di produzione, dalla vinificazione all’imbottigliamento, devono rigorosamente avvenire nella zona di produzione.

Queste norme tutelano la nascita di un grande vino che con le sue pregiate e inconfondibili caratteristiche è in grado di conquistare il palato e il cuore di tutti gli appassionati winelovers.

 

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