Una raggiera di sole: il Greco di Tufo 2024 di Angelo Muto
Ci sono vini che raccontano un territorio attraverso il vitigno. E poi ci sono vini che lo raccontano anche attraverso il modo in cui la vite viene coltivata.
È questo che mi ha incuriosita di Raggiere, il nuovo Greco di Tufo 2024 di Angelo Muto.
Qualche giorno fa Angelo è venuto personalmente in enoteca a raccontarmi questo progetto e, insieme alla bottiglia, mi ha portato la storia di due vigne che si trovano proprio a Tufo, a poca distanza dalla sua cantina.
Il Greco di Tufo coltivato a raggiera
La particolarità di queste vigne è già nel nome del vino.
Il greco è allevato a raggiera, una forma di coltivazione tradizionale dell'Irpinia che oggi è sempre meno diffusa e che precede il più comune impianto a filare.
Le piante si sviluppano aprendosi verso l'esterno e la vegetazione forma una sorta di protezione naturale attorno ai grappoli.
È una modalità di allevamento che richiede molto lavoro manuale e che non permette la raccolta meccanica. La vendemmia deve quindi essere eseguita a mano.
In queste vigne, accanto al greco, è presente anche una piccolissima percentuale di coda di volpe, nei limiti previsti dal disciplinare del Greco di Tufo.
Una pratica antica in un clima che cambia
Guardare oggi una vigna allevata a raggiera porta inevitabilmente a una riflessione.
Le estati sono sempre più calde, le giornate assolate più numerose e la disponibilità d'acqua sempre più importante. In questo contesto, la capacità della vegetazione di proteggere naturalmente i grappoli dall'esposizione diretta diventa un elemento interessante.
Non è necessario trasformare una pratica antica in una soluzione universale: è però interessante osservare come alcune forme tradizionali di coltivazione possano tornare ad avere un significato anche di fronte alle condizioni climatiche attuali.
E forse è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti del lavoro in vigna: alcune risposte possono trovarsi nella memoria agricola di un territorio.
Tufo e i tempi della vendemmia
Le vigne di Raggiere si trovano in una zona alta di Tufo, uno dei territori più rappresentativi del Greco di Tufo.
Anche il calendario della vendemmia racconta la particolarità di questo luogo.
Nel 2026, mentre in molte zone le uve bianche erano già state raccolte da settimane, qui la vendemmia del greco è iniziata soltanto il 22 settembre.
Altitudine, esposizione, suolo e andamento climatico contribuiscono a determinare tempi diversi anche all'interno della stessa regione.
È un altro modo per ricordare quanto il concetto di territorio sia concreto quando si parla di vino.
Raggiere Greco di Tufo 2024: la degustazione
Finalmente ho aperto la bottiglia.
Nel bicchiere il Raggiere 2024 si presenta di colore giallo paglierino netto, con evidenti riflessi verdolini.
Il profumo è profondo e intenso. La prima sensazione è quella degli agrumi, soprattutto del limone, nitido e persistente. Poi arrivano leggere note di polvere da sparo e fiammifero, insieme a una sfumatura più morbida di miele di acacia.
Al palato la nota citrica ritorna immediatamente.
È un'acidità che si fa sentire, pizzica la lingua e provoca una bella salivazione. Il sorso è teso, fresco e persistente, con una chiusura caratterizzata da una notevole pulizia finale.
Solo 2.300 bottiglie
Del Greco di Tufo Raggiere 2024 sono state prodotte soltanto 2.300 bottiglie.
Un progetto piccolo, nato da due vigne particolari e da una scelta precisa: recuperare una forma di allevamento della vite profondamente legata alla tradizione di Tufo.
Ed è forse questo che mi piace di più di Raggiere.
Prima ancora di essere un vino da assaggiare, è una storia di vigne, manualità e territorio.
Una piccola raggiera di sole nel cuore dell'Irpinia.
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