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Spumante a go go

di Simona De Pisapia il June 04, 2021



La settimana scorsa ho scritto che il caldo cominciava timidamente a farsi sentire, ma ora possiamo proprio preannunciare l’arrivo dell’estate 🌞.

A questo punto sono moralmente obbligata a scriverti dello spumante!

Sembra che il consumo dello spumante sia in incessante crescita negli ultimi anni (escludendo però l’export, lo champagne mantiene ancora il primato!).

E come non crederci? Le bollicine portano con la loro anidride carbonica (CO2), imprigionata in tante piccole sfere (perlage), un’immensa allegria.

Gli spumanti, sia che siano realizzati con Metodo Classico che con Metodo Martinotti o Charmat, senza trascurare il Metodo Ancestrale, hanno caratteristiche che li rendono estremamente versatili.

In effetti lo spumante può essere considerato un vino a tutto pasto.

Si abbina bene con il pesce, con le carni bianche, con i salumi, con i dolci, ma il giusto abbinamento è in funzione al suo contenuto zuccherino.

Non dimentichiamoci poi della grande piacevolezza dello spumante come aperitivo, per non parlare del festoso brindisi!

Insomma, cosa si può pretendere di più da un vino? Sinceramente non mi viene in mente niente!

Ah sì… quando trovi lo spumante che ti piace davvero e che condividi con i tuoi amici, la bottiglia da ml 750 finisce troppo in fretta e spesso penso che il formato magnum, da ml 1500, è il formato giusto per l’intera compagnia!

Tornando con i piedi per terra 😊, vorrei scriverti della sboccatura (per i francofoni dégorgement), di cui spesso si sente parlare in spumanti con o senza millesimo (lo spumante millesimato è uno spumante ottenuto a partire dalle uve di un’unica annata, più precisamente quando il vino è prodotto con almeno l’85% di uve vendemmiate nello stesso anno).

La sboccatura, necessaria nel metodo classico, è la fase che prevede l’eliminazione, dopo i lunghi mesi di affinamento, del tappo a corona insieme ai residui di fermentazione, contenuti nella bidule (tappo di plastica disposto sotto il tappo a corona).

La data della sboccatura (per i Franciacorta è obbligatorio indicare solo l’anno) la trovi sull’etichetta, in genere sulla retroetichetta, della bottiglia.

Si tratta, a mio parere, di un’indicazione importante per il consumatore, perché bottiglie sboccate in tempi diversi costituiscono vini diversi, in base alla differente evoluzione che subiscono in bottiglia; una sboccatura recente indica uno spumante che è rimasto più tempo sui lieviti rispetto allo stesso spumante che è stato sboccato mesi prima.
C’è chi preferisce vini con sboccatura più recente e chi invece pensa che siano più equilibrati ad alcuni mesi, talvolta un anno o più, dalla data in cui viene compiuta questa operazione.

C’è anche chi sostiene che gli spumanti metodo classico debbano essere consumati dopo 6-12 mesi dalla sboccatura, ma credo che sia un’indicazione piuttosto generica.

Il consumatore deve avere piena consapevolezza di quello che potrà trovare nella bottiglia, deve avere la possibilità di scegliere tra bottiglie con epoca di sboccatura diversa.

In altre parole, indicare in etichetta la data di sboccatura - e sarebbe meglio indicare oltre l’anno anche il mese di sboccatura, perché nell’arco di dodici mesi il vino continua a cambiare - è un elemento di grande trasparenza e non solo di moda!