Mila Vuolo: il tempo, l'Aglianico e una visione personale del vino.
Il viaggio alla scoperta dei piccoli produttori del Sud Italia continua e questa volta ci porta a Rufoli, sulle colline di Salerno, dove Mila Vuolo coltiva la vite con una filosofia fatta di attenzione e pazienza.
Ogni annata racconta qualcosa in più del lavoro di Mila Vuolo. Nei suoi vini si percepisce una crescita continua, fatta di esperienza, osservazione e del tempo necessario perché ogni vendemmia trovi la propria espressione più autentica.
L'azienda è immersa in una proprietà dove convivono vigneti, uliveti, noccioleti e alberi da frutto. Una scelta agricola che riflette una visione ampia del territorio e contribuisce a mantenere vivo l'equilibrio dell'ambiente che circonda le vigne.
La cantina si trova ancora all'interno della casa di famiglia, secondo una tradizione contadina che permette di seguire ogni fase del lavoro con cura, dalla raccolta delle uve fino all'affinamento dei vini. In questo percorso è stato determinante anche il contributo dell'agronomo ed enologo Guido Busatto, che affianca Mila nella valorizzazione dei vigneti e delle diverse annate.
L'Aglianico è il cuore della produzione e accompagna l'azienda fin dalla prima vendemmia del 2003. È un vino che richiede tempo, e proprio il tempo rappresenta uno degli aspetti che più mi affascinano quando lo degusto.
Per questo motivo ho deciso di dedicare particolare attenzione alle "verticali", che permettono di seguire l'evoluzione dell'Aglianico dal 2009 fino al 2018. Assaggiare più vendemmie dello stesso vino significa osservare come cambiano profumi, equilibrio e complessità, scoprendo quanto questo vitigno sappia trasformarsi senza perdere la propria identità.
Tra le bottiglie che ti invito a scoprire ci sono anche le nuove annate che ho selezionato per l'enoteca. Ognuna racconta una sfumatura diversa del lavoro di Mila Vuolo: il Prêt à Porter, il Fiano 2Mila25 e l'Aglianico Rosato 2025, un vino che, a mio parere, con questa vendemmia ha raggiunto una bellissima espressione.
Il tempo è il filo conduttore di questa storia: quello necessario per far crescere una cantina e quello che fa evolvere un vino in una bottiglia capace di emozionare.
Grazie per l'attenzione e buon assaggio.
Simona
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